Il Baracoa
Diciamolo subito: al Baracoa non ci sono arrivato per vocazione. Io puntavo a una caletta deserta dietro la collina, di quelle che esistono solo sulle mappe satellitari e nei miei sogni. Consiglia, l'amante del Relax, ha pronunciato la frase che conosco a memoria: "Marco, oggi voglio la piscina." La sua "piscina", per chi non la conoscesse, è il mare limpido senza onde, senza scogli, senza avventure che le facciano venire il cuore in gola. Tzaneria, per lei, è il paradiso. Per me, all'inizio, una sconfitta.
Poi è arrivato il water taxi. Perché sì, al Baracoa puoi arrivare con un taxi d'acqua che fa avanti e indietro da Skiathos Town tutto il giorno, e devo ammettere che salire su una barchetta tradizionale invece che farmi venti minuti di sterrato è stata una di quelle umiliazioni che si accettano volentieri.
Rocco e la sabbia, una storia d'amore
Rocco ha toccato terra e ha fatto quello che fa sempre: si è fiondato sulla sabbia. Niente sentieri nascosti oggi, niente esplorazioni da piccolo Indiana Jones. Solo lui, la sabbia, e quel mare calmo che persino io ho dovuto definire "effettivamente molto bello", mentre Consiglia sotto l'ombrellone apriva il libro con l'aria soddisfatta di chi ha vinto la guerra senza sparare un colpo.
Il piatto, il vero motivo per restare
Qui devo togliermi il cappello, anche se non ne porto mai uno. La cucina del Baracoa è guidata dallo chef Vasilis Bollos, uno che lavora l'agnello di montagna, il pesce appena pescato e i prodotti di Skiathos e delle Sporadi come se ogni piatto fosse un esame da superare. Consiglia, che vive per il pesce fresco arrostito, ha appuntato tutto sul cellulare con la dedizione di una food blogger sotto copertura. Io ho mangiato in silenzio, che è il mio modo di fare i complimenti.